Pillola 108 : “Le entusiasmanti avventure di Max Middlestone e del suo cane alto 300 metri”, di Tito Faraci e Sio

faracisio_cover
Lettura peculiare, questo “MAX MIDDLESTONE” (da qui in avanti MM), che ho scelto essenzialmente per due ragioni: le premesse, basate su una narrazione autoreferenziale che gioca con i meccanismi della sceneggiatura del fumetto, e gli autori coinvolti, a mio parere molto adatti a mettere in pratica tale “gioco”.
Tutti conoscete Sio e Faraci, quindi è inutile che ve ne parli. Se non li conoscete, del resto, è colpa vostra: e voi vi definite appassionati di fumetto? E’ come definirsi appassionati di cucina e non sapere che esistono le fettuccine. Quindi, per quanto mi riguarda, non ho intenzione di colmare le vostre lacune. Andiamo avanti.
Di cosa parla MM? Di un tizio che guardando un giorno una foto sul giornale vi scopre la sorella gemella sparita da molti anni, e che pare essere finita nientemeno che in Russia, dove si è unita a un gruppo di rivoluzionari anti-zaristi. Decide dunque di andarla a cercare, capire come mai è finita laggiù, aiutarla, forse salvarla. Che la ragazza se ne sia andata così lontano di sua sponte, e che non abbia alcun bisogno di essere salvata non passa nemmeno per l’anticamera del cervello del nostro giovane eroe…. e del resto mi pare anche giusto, sotto un certo punto  di vista, e soprattutto considerando che la storia della quale è protagonista è una “avventura vecchio stampo” nella quale si combatte, si scappa, si lotta per la libertà, si rischia la vita, si compiono atti eroici a ogni secondo che passa.
Dunque, accompagnato dal fiero indiano Cervo di Legno, il nostro eroe parte, e….
Fine trama. 
La storia, come vedete, è semplice e lineare, un po’ surreale, abbastanza assurda, piena di luoghi comuni di certa narrativa avventurosa coscienti di esserlo (a tratti pare una parodia di Tex, ed essendo Faraci autore texiano il dubbio ci pare più che lecito). Ma il suo vero cuore non è tanto – o non solo – nel racconto, quanto nel fatto che ogni pagina di fumetto è accompagnata dalla sua sceneggiatura originale, la quale è oggetto di REINTERPRETAZIONE da parte del disegnatore, cioè Sio. Questo aggiunge alla narrazione un ulteriore livello, acuto e intelligente, in quanto Sio – da esegeta dell’umorismo surreale – cerca di applicarlo a ogni vignetta, in pratica trasformando alla sua maniera le indicazioni SERIE date dallo sceneggiatore, e mutandole in elementi comici.
Non vi è chiaro? Invece è facile. Faraci scrive la sceneggiatura di una vignetta, nella quale ad esempio deve comparire una “luna piena”. Sio disegna allora una luna con lo stomaco gonfio, sazia, con a fianco un piatto vuoto munito di coltello e forchetta. Una luna “piena”. E il gioco continua per OGNI vignetta del fumetto.
Ancora non avete capito? Guardatevi l’immagine qui sotto. 
max2
Ovviamente, per capire un po’ quello che sta succedendo in questa storia sarà necessario avere qualche infarinatura riguardo a COSA SIA una SCENEGGIATURA (e che la gente non lo sappia è tutt’altro che una sorpresa: conosco autori di fumetti che non lo sanno neppure loro…) e riguardo a quali ne siano gli ELEMENTI TIPICI. Cose tipo “primo piano”, “secondo piano” etc etc… che in questo caso Sio reinterpreta come “pianoforte”  o “primo piano di un palazzo”.
Ma fortunatamente – e saggiamente – i due autori hanno pensato di risolvere a priori questo eventuale problema inserendo prima della storia alcune pagine che ci mostrano appunto COSA SIA una sceneggiatura. Basta leggere quelle e più o meno dovreste essere a posto. Si può cominciare la lettura.
L’esperimento – dal punto di vista “tecnico” – si può dire perfettamente riuscito. Sio compie il suo lavoro di “disturbatore”, di “finto tonto”, di “giocatore” in maniera perfetta, riuscendo a rimanere fedele alla storia e contemporaneamente a trasformarla. Un po’ meno valido è tutto il resto, per motivi ovvi e che credo in parte già previsti dagli autori: la storia, per forza di cosa, doveva essere semplice… e lo è, anche troppo. Si è cercato ovviamente di trasformarla in barzelletta, dunque un semplicissimo raccontino divertente, che però lo è fin troppo (semplicissimo, intendo) e a parte due pagine davvero riuscite non lascia grandi tracce di sé. Ulteriore problema è dato dal fatto che la struttura del divertissement impone una lettura complicata, frammentaria, alla quale si può sfuggire solo in un modo: leggendosi PRIMA tutto il racconto, e poi il racconto + la sceneggiatura, in modo da godersi le acrobazie di Sio senza perdere il filo, senza dover “uscire e rientrare” continuamente dalla narrazione.
Per capirci, è come se fossimo al cinema a guardare un film horror, e avessimo in mano un libro in cui ci sono i dialoghi della pellicola trasformati in comici (non ho volutamente detto “sottotitoli” perchè in effetti non è un esempio calzante): a ogni scena dovremmo accendere una lampadina per leggere il corrispondente dialogo in versione comica… perdendo di fatto il filo del racconto, facendo confusione e complicando tantissimo la fruizione del media. Si può fare per qualche pagina, ma non per 100. Anche perché, dopo un po’, il gioco diventa ripetitivo, la gag ormai la sappiamo, e non facciamo dunque altro che farcela ripetere.
Quindi il mio consiglio è questo: PRIMA leggere la storia, o al massimo qualche pagina “mixata”, e poi lasciare la sceneggiatura a una seconda lettura, cercando intanto di “toglierci di mezzo” il racconto. E’ proprio così che non si fa torto a nessuno, e ci si può godere in pace un libro… che in un certo senso è DUE libri.
max3
Riguardo la storia, ci sono due altre cosette che bisogna dire. Che è una parodia di certi meccanismi del racconto d’azione lo abbiamo detto, ma lo precisiamo: più che una copia del solo Tex (l’ambientazione western con i treni e le sparatorie ce la suggeriva) è tutto l’immaginario avventuroso a essere “copiato”, o meglio amorevolmente citato. Ci sono i banditi, gli eroi epici e coraggiosi, i cattivissimi cattivi, misteri e intrighi, sacrifici eroici, aneliti di libertà… ma ci sono anche situazioni surreali come il fratello che vorrebbe raccontare al suo compagno di viaggio COME ha conosciuto sua sorella; ci sono i “cattivi da operetta”, che chiedono “Siete voi i rivoltosi?” e quando i rivoltosi gli rispondono di no se ne vanno, accontentati; e ci sono anche tante esclamazioni super-epiche. Conoscete il “dannazione” o il “per mille diavoli” che si trovavano spesso in bocca ai protagonisti dei libri, film, romanzi avventurosi? Ci sono anche qui, ma esasperate in “molta maledizione!” o “vai dentro all’inferno!, etc etc etc. Un omaggio, possiamo dire, che noi vecchi lettori non possiamo che riconoscere. Voi giovani non ci capite niente? Ce ne freghiamo.
La storia, lo abbiam detto, è quel che è. Resa comica un po’ per desiderio e un po’ per necessità, fa bene il suo lavoro, diverte, anche se a volte ammucchia comico su comico. Forse quel ruolo andava lasciato tutto a Sio, il distacco sarebbe stato ancora più grande, e quindi riuscito. O forse invece si sarebbe reso il tutto poco comprensibile? Mah, non so. Di certo posso dire che il racconto – apparentemente futile – è nobilitato da un paio di pagine serie nel quale sembra di finire nel dietro le quinte del racconto, forse di TUTTI i racconti, e dove si cerca di dare un senso superiore, una forma, a tutto il lavoro svolto.
Nessuno può sceneggiare la vita,” ci confessa Faraci – sceneggiatore pluripremiato e pluribravo, ormai un Maestro vero. E poi aggiunge una frase che credo si possa usare come paradigma di tante cose che non vanno in questi anni, nei quali la pretesa di realismo portata all’eccesso, e richiesta da un pubblico non intelligente, viene scambiata per Arte o richiesta come elemento irrinunciabile di qualità.
Scrive Faraci: “Capire è sopravvalutato. E poco divertente.” E ci sentiamo di appoggiarlo: “capire” non è tutto, anzi spesso è proprio per la mania di ragionare troppo, di leggere o vedere un film con troppo cervello e con poco cuore che si scambia l’oro per latta e viceversa.
tavola_4
Riguardo al metalinguaggio, invece, abbiamo già detto che il gioco funziona in pieno. Quello che si crea è una sorta di sfida tra disegnatore e sceneggiatore, un gioco letterario sulla comunicazione e sull’interpretazione, ma prima di tutto una divertente boutade che prende in giro il lavoro del fumettista. Che cosa accadrebbe se ogni disegnatore interpretasse in senso letterale ciò che il suo sceneggiatore scrive? La bellezza del linguaggio, pur nella sua evidente imperfezione (e qui i filosofi potrebbero partire in quarta per usare questo fumetto come prova della manchevolezza della parola quando deve rappresentare l’assoluto, o anche solo le cose di tutti i giorni: un ombrello rotto è ancora un ombrello? No, visto che non ripara dalla pioggia. Ma allora non bisognerebbe trovargli un nome che descriva il suo essere in modo più preciso? Invece dobbiamo accontentarci di una parola che ci descrive un oggetto per quello che è e poi nega che esso lo sia senza dirci in cosa si è trasformato <—- e qui sto facendo una citazione da un altro stupendo fumetto che immagino non indovinerete)… la bellezza del linguaggio, dicevo, è che si può scardinare, gli si può girare intorno, lo si può mutare e trasformare, anche in maniere divertenti come in questo caso.
Nello stesso tempo, il gioco permette di mettere in luce il meccanismo stesso della creazione di un fumetto da parte della coppia sceneggiatore/disegnatore, ed è chiarissimo che in tal senso MM può anche essere considerato come un vero e proprio strumento didattico: da una parte ha il pregio di rendere familiare al grande pubblico il metodo di lavoro degli autori in modo facile, comprensibile e divertente, e dall’altra INSEGNA davvero come si scrive una sceneggiatura e come essa andrebbe (più o meno…) interpretata dal disegnatore. E’ come vedere “esplorando il corpo umano”, quel vecchio cartone animato ambientato nel corpo, dove i protagonisti erano le cellule del sangue, gli organi, il cervello e il cuore. Ci si divertiva a vedere i globuli bianchi che smazzavano i cattivi virus, ma intanto si imparava davvero come funziona il nostro organismo. Lo stesso vale qui, e senza alcuna fatica. Unico dubbio: che il pubblico sia sufficientemente smaliziato e curioso da capire a che gioco stanno giocando gli autori, e abbia sufficiente curiosità per interessarsi al prodotto. Il fatto che ci appaia Sio è sicuramente un elemento positivissimo: i giovani lettori si fidano di lui, ed è più facile che tengano in considerazione e prendano sul serio quello che porta. O no? Io spero di sì, soprattutto alla faccia di tutti i detrattori che continuano a ripetere che Sio non fa fumetti, quando in realtà li fa molto di più di certi autori che si limitano a sfornare prodotti che non son altro che “film disegnati”.
IN DEFINITIVA, MM si rivela un prodotto simpatico e divertente, per certi versi coraggioso, acuto nella sua dissertazione sul linguaggio dei comics, rivolto al pubblico generalista ma di certo orientato verso chi conosce bene i meccanismi del fumetto e può divertirsi nel vederli infranti. Ha il gran pregio di aver coinvolto un autore adattissimo a rivolgersi al pubblico giovane, e di averlo usato in un ruolo che gli è perfettamente affine, insieme a uno sceneggiatore di provata tecnica, che funge in un certo senso da contraltare garantendo la solidità e la serietà di intenti dell’opera. MM è un gioco e un esperimento necessario, di quelli che credo sia quasi “necessario” avere. Lavoro consapevole e divertito, che spero non venga dimenticato troppo in fretta, sommerso dalle tante accattivanti e serissime novità che pure – in alcuni casi – non hanno un grammo del peso, e del significato, che fumetti sperimentali come questo possono avere.

FINE

max5

ABBIAMO PARLATO DI: Le entusiasmanti avventure di Max Middlestone e del suo cane alto trecento metri – di Tito Faraci & Sio – Feltrinelli– 14€

Acquista, se vuoi, QUI 
Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...