Aprile 2018 in Pillole

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Aprile 2018 si rivela essere, per mia grande tristezza, il mese della morte improvvisa e assolutamente inaspettata di Pino Rinaldi, disegnatore capacissimo e moderno, che negli anni ’90 ebbe un ruolo di primo piano nel mio approccio al fumetto. In quegli anni di autori abbastanza classici, per quanto dallo stile personalissimo e valido, Rinaldi era un disegnatore di taglio supereroistico, americano, elegante e barocco, che trovava un po’ stretto – in più di un senso – il lavorare nel classicissimo panorama italiano. Ricordo ancora il suo numero di Nathan Never, davvero “esplosivo”, che fu al centro di una grande polemica quando il disegnatore stesso fece trapelare notizie di come le sue tavole fossero state pesantemente modificate senza che gli fosse stato chiesto il permesso perchè considerate troppo “moderne” o troppo lontane dal canone Bonelli (in quegli anni in cui non c’era internet e si sapeva poco, fu uno dei momenti di gossip più potenti e sconvolgenti in assoluto; anche se a onor del vero va detto che quando molto tempo dopo apparvero le tavole originali si scoprì che molti di quei cambiamenti in effetti avevano un senso secondo il sentire di quel periodo).

Passato poi a lavorare per la Marvel, come era suo sogno da una vita, Rinaldi ebbe la fortuna di essere uno dei primissimi disegnatori a trovare la strada per gli USA, ma la sfortuna di farlo in un momento storico sfavorevole per la Casa delle Idee. Era dunque tornato in Italia per lavorare con Eura, e aveva aperto un blog davvero interessante nel quale raccontava con dovizia di particolari i retroscena della sua carriera. Blog davvero bello, che seguivo con passione.

Non ho mai conosciuto di persona Rinaldi, di lui non posso parlare in alcun modo. Posso solo dire che la sua morte è arrivata troppo in fretta, e a soli sessant’anni. Davvero triste scoprirlo improvvisamente, e davvero triste che sia capitato a lui. Un vero peccato.

E senza aggiungere altro passiamo direttamente alle recensioni del mese: 

La prima: IL PAESE DEI TRE SANTI, fumetto italiano che racconta storie italiane e lo fa con grande precisione e bellezza. Un ottimo lavoro, pubblicato da Kleiner Flug (o meglio ristampato, visto che nasce all’interno del meraviglioso collettivo MAMMAIUTO), che mi ha dato anche l’occasione di parlare di una rivista che pochi conoscono ma che fu davvero unica nel suo genere, cioè NERO, della Granata Press. Sono stato molto felice di scrivere questo articolo per Lo Spazio Bianco, e vi consiglio di leggerlo seguendo questo link.

La seconda: THE GOLDEN LEGEND, antologia che prende come spunto un antico volume, realmente esistito, che raccoglieva biografie di santi “famosi” sospese tra realtà e leggenda. Un testo dagli obiettivi edificanti, che ora riprende vita in questo progetto Cyrano Comics, il quale vorrebbe rinarrare in maniera moderna e “parallela” alcune di quelle vite. Tra biografie letterali, inventate, trasmutate; tra avventure, mostri, misteri e segreti, un volume ricco di sorprese – non perfetto ma sicuramente interessante. La rencensione del sottoscritto vi aspetta QUI

(totale recensioni: 30+2)


 

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Ma ci salviamo dalla tristezza all’ultimo minuto apprendendo che Mercurio Loi, la serie pubblicata da Bonelli e scritta da Bilotta, ha vinto il premio Comicon come miglior fumetto seriale. Premio meritatissimo, per un prodotto che oltre a essere originale, interessantissimo, mai banale, mai scontato, ricco di inventiva e di filosofia, elegante e potente, innovativo e geniale, ha il merito di riportare il fumetto alle origini di se stesso; un fumetto che non è più – come spesso accade – un “cugino povero” del cinema, con le vignette equiparabili a singoli fotogrammi di un film, ma un media con una sua dignità e con delle possibilità che solo in quanto tale può avere e sfruttare. Un fumetto da leggere e rileggere, che stupisce con le sue trovate grafiche e narrative e soddisfa proprio perchè USA il fumetto in quanto tale.

Paradossalmente, si può dire che le intuizioni e le innovazioni di Mercurio Loi non sono affatto innovative, ma ciò non toglie nulla al loro valore: sono un uso CONSAPEVOLE del media fumetto, della pagina disegnata, della divisione in vignette, delle griglie narrative… qualcosa che spesso gli sceneggiatori si dimenticano di fare, apparentemente ignari di usare un mezzo di comunicazione che ha della caratteristiche peculiari, e di fatto limitandosi ad adoperarlo come semplice supporto a un racconto fatto di dialoghi e scene didascaliche; così come una persona a bordo di un elicottero si limiti a mettergli delle rotelle e a farlo correre in autostrada da una parte per poter imitare le automobili che tanto ama, e dall’altra perchè per vari motivi si è dimenticato che con un elicottero si può anche volare.

E dunque, se a questo uso consapevole uniamo delle storie dalle pretese alte, piene di riflessioni e spunti, possiamo dire con certezza che Mercurio Loi è davvero un fumetto da leggere e rileggere.

Complimenti, dunque.

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