Le 110 tavole – episodio 2: “Radici”

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Buongiorno. Sai cosa?
Ciao. E non so se lo voglio sapere, questo “cosa”. Comunque dimmi.

Ho letto Yukidama, il fumetto che hai recensito la volta scorsa, e in effetti era simpatico. Io rimango contraria alle autrici italiane che copiano i Giapponesi, comunque il fumetto era carino.
Ma guarda che qui nessuno copia nessuno. Abbiamo delle influenze più o meno forti, come vale per ogni autore, e in certi casi (non questo) sono così estreme che nasce una replica italiana di un modo di raccontare tipicamente giapponese. Ma parlare di copie è esagerato.

Sarà…
Ma sì, dammi retta. Alla fine, l’unico problema può essere questo: se un autore crea fumetti in tutto e per tutto identiche ai manga, rischia di perdersi nel mucchio. Di sembrare – appunto – un semplice copiatore, e di sacrificare la propria personalità nell’imitazione troppo fedele. La cosa migliore da fare, in casi come questi, è rielaborare le influenze, interiorizzarle, e trasformarle nel proprio stile personale, che non rinneghi la realtà nella quale quell’autore vive. Vedere un fumetto con influenze manga è bello, e l’autore – quando è riconoscibile – ci fa la sua bella figura. Logico che se invece io sono identico a Toriyama, racconto le sue stesse cose, faccio le stesse battute, parlo di giapponesi che abitano in giappone facendo cose giapponesi proprio come fa Toriyama, non potrò avere lo stesso impatto. Comunque: Yukidama ti è piaciuto?

Sì.
E allora a posto, il resto è meno importante.

Va bene. E oggi invece parliamo di…?
Parliamo di RADICI, un fumetto in tre volumi scritto e disegnato da Giorgio Pandiani, e arrivato recentemente alla sua naturale conclusione dopo addirittura sette anni di lavoro.

Un bel progetto.
Molto. Soprattutto se consideri che è un’autoproduzione. L’autore si merita i complimenti anche solo per questo. Ma fortunatamente il fumetto è bello, quindi se li merita due volte.

Viene da chiedersi “Qui prodest?” – a chi giova tutto ciò? Sette anni di lavoro per un fumetto che rimarrà uno dei tanti, un prodotto “amatoriale”.
Eh la domanda nasce spontanea, è vero. Ma ci deve per forza essere un senso in tutto quello che si fa? Fare un fumetto per farlo non è abbastanza? Certo, se poi vende, se piace a un editore, se ci si guadagna, la soddisfazione è enorme. Ma una storia la si può raccontare comunque, anche senza altro motivo se non “perché sì”. Anzi, spesso sono migliori le storie fatte “perché si” di quelle tutte timorose, che per accontentare tutti non sanno di nulla, sono timide e paurose. E inoltre noi sappiamo bene che spesso il pubblico non è generoso con chi se lo merita.

E questo RADICI merita?
Secondo me sì. Perché è scritto bene ed è disegnato bene. È professionale e interessante, è ricco di storia e con un bel messaggio. E pur non dicendo niente di particolarmente nuovo racconta una di quelle storie “necessarie” che non invecchiano mai, anzi è giusto che ogni tanto qualcuno ci racconti di nuovo.

Ma se fosse davvero bello, un editore se ne sarebbe accorto.
E quanta roba valida esce senza che gli editori, e spesso il pubblico, ci facciano caso? Magari anche solo perché l’autore non è uno importante, o non è abbastanza “geniale”, o “spettacolare”, o “modaiolo”, o comunque adatto ai tempi. No, la tua opposizione non regge. Si può essere bravi anche senza lettori, e a volte lo si è. Una storia è una storia, non è il maggiore o minore numero di lettori che la rende migliore. A tuo favore possiamo dire che se non hai lettori, non guadagni, ergo non hai stimoli, non hai il tempo e lo spazio per crescere come vorresti, e man mano ti spegni.

Di cosa parla RADICI?
Secondo l’autore RADICI… “si compone di 3 volumi e prende in prestito elementi da diversi generi narrativi (thriller, poliziesco, horror, fantascienza) per esplorare il nostro rapporto con l’ambiente in cui viviamo.”

Ed è così?
Assolutamente. C’è un ragazzo reso nichilista dalla vita che si unisce a un gruppo di delinquenti di borgata impegnati in un misterioso traffico. C’è un poliziotto all’apparenza “tranquillo” ma non disposto a mollare, che vuole risposte. Ci sono donne e storie d’amore passate e forse future. E, a sorpresa, un nemico imprevisto, alieno (anche se vicinissimo a noi), potentissimo e spaventoso, che fa prendere alla storia una deriva di genere fantastico molto apprezzabile. Se lo dovessi paragonare a qualcosa, userei i nomi di Avoledo e di Buzzati, due grandi autori fantastici italiani, presenti e passati. Ambientazione tutta italiana, ovviamente: e ci sta benissimo.

Del resto Pandiani aveva già scritto e disegnato I PALAZZI, che era un piccolo gioiellino.
Confermo. Una storia Kafkiana a base di condomini e oscure presenze davvero bella. In digitale costa appena TRE euro: comprala, perchè merita molto. Ah, ma l’hai letta?

Letta e apprezzata. Ho come l’impressione che a volte tu mi sottovaluti.
Quando parli di manga italiani lo faccio di sicuro.

Viva Tex.
Sì, va beh.

Torniamo a RADICI. Merita, allora.
Merita. È un fumetto ibrido, con una forte impronta autoriale sia nel segno che nel tipo di racconto. È un “thiller ecologico” pieno di personaggi ben delineati – uno degli elementi migliori – e disegnato con uno stile quasi “francese”, con una gabbia rigorosa a nove vignette per pagina che di tanto in tanto si apre a immagini a tutta pagina davvero d’effetto. Questo, nel caso non ci avessi fatto caso, è ovvio: quanto TUTTO il tuo fumetto è ipertrofico, quando disegni una prospettiva distorta anche quando mostri un personaggio che beve un bicchiere d’acqua, alla fine appiattisci tutto: tutto è epico per cui niente lo è veramente. Pandiani invece fa l’opposto – e qui si vede l’insegnamento della scuola “europea”: parte tranquillo, modesto, geometrico, controllato, e di tanto in tanto rompe la geometria per sparare proiettili di grosso calibro. Il risultato è evidente.

Ed è il motivo per il quale hai scelto di far rappresentare RADICI da questa tavola:

radici 1

Esatto. Un disegno geometrico, ricco di neri, solido, percepibile nella sua solidità, che di colpo si apre allo “spettacolo”. Mi piace molto l’aspetto “materico” di quelle pennellate su quel tipo di carta. Si vede che non è il solito prodotto fatto in serie o appiattito da colori iper fotonici che appiattiscono ogni tentativo di stile. Attenzione: va ribadito che RADICI è “spettacolo”, e non “spettacoloso” fine a se stesso. Sono cose molto diverse.

Ma è uno di quei fumetti d’autore incomprensibili?
Assolutamente no. A me ha ricordato un po’ i vecchi Urania Mondadori. I romanzi di fantascienza del passato, nei quali c’era una forte componente “Fantastica” che però manteneva i suoi elementi di “magia”, di irrazionalità, di surrealismo che superavano l’elemento puramente scientifico. Quindi in RADICI abbiamo tutti questi elementi, ma montati su uno scheletro estremamente realistico che non cozza con le parti “soprannaturali”, bensì ci si sposa bene. Diciamo che le due anime si arricchiscono a vicenda: il reale rende più solido l’impianto, mentre il fantastico offre più spazi per raccontare in modo interessante una storia molto umana e vera, fatta di vite perse nella polvere degli eventi e di cattivi di borgata, tanto feroci quanto fragili.

Niente spoiler?
Ovvio che no. Anche perché il finale è molto valido. C’è, a dire il vero, una parte un po’ didascalica – voluta però dall’autore – ma per il resto il lettore non ha proprio di cui lamentarsi. Sembra di leggere il primo Mazzucchelli, se hai presente. Quello di Città di Vetro e dei racconti brevi. Ma trapiantato nella nostra realtà, in un nostro presente alternativo e sull’orlo di un’apocalisse che potrebbe verificarsi o forse no, chissà.

La cosa più piacevole rimangono, appunto, segno e personaggi. Qualcuno potrebbe dire che la storia è un po’ già vista, superflua, ma a me non sembra affatto un problema. Primo perché è inedita in molti aspetti, sia nello sviluppo che soprattutto nelle premesse. E secondo perché a mio parere certe storie – non mi stancherò mai di dirlo – DEVONO essere ripetute a intervalli regolari, perché il pubblico DEVE sentirsi dire certe cose, farsi arrivare all’orecchio certi messaggi, imparare certi significati, generazione dopo generazione. Chi si lamenta, dunque, a volte è un pubblico che ha già ricevuto quello stesso messaggio in passato. Ma questo fatto non rende di certo la storia superflua: ai nuovi lettori piacerà.

Chi potrebbe leggere RADICI?
I lettori che amano il fumetto d’autore. Che non significa “fumetto intellettuale” o “snob” o “ermetico”; ma fumetto al centro del quale c’è il suo autore, il suo stile e i suoi temi. Fumetto che non va a infilarsi dentro un genere in modo anonimo, ma che conserva la propria personalità. Un fumetto che NON leggi perché “è un fumetto di supereroi, e mi piace il genere” (e dunque può scriverlo e disegnarlo chiunque, una chance gliela darò a prescindere, magari senza neppure chi lo ha fatto), ma perché “è un fumetto di Pandiani, e mi piace come racconta”. Non è da tutti, devi ammetterlo. E RADICI racconta una storia alla portata di ogni lettore, per nulla “ermetica”. No, no, che ermetica? È davvero l’opposto, guarda.

C’è gente che ci si riempie la bocca con questo “ermetismo”, con lo “stile”. Ma quando vai a stringere…
…di contenuti ce ne sono pochi. Ovvio. Si sa che è così. No, i tre volumi di RADICI i contenuti li hanno, e non solo quelli.

Non è da tutti portare avanti un progetto per quasi un decennio.
Infatti. Che bella cosa!

Mettiamo il link, via.
Metto la pagina ufficiale di Pandiani, cioè QUESTA. C’è anche la pagina Facebook, e altre, dove è possibile leggere anche un’anteprima di questo suo ultimo lavoro. Spero che qualcuno si lasci incuriosire, perché il fumetto se lo merita.

RADICI è in vendita?
In formato cartaceo e digitale, ed è un’opera completa in tre volumi, quindi si può leggere fino alla fine senza aspettare.

Abbiamo detto tutto?
No, abbiamo detto molto poco. Ma se non ci fermiamo andremo avanti all’infinito rischiando di diventare stucchevoli.

Va bene, tanto io devo uscire. Ci salutiamo qui?
Salutiamoci pure.

Addio.
Ciao.

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