Pillola trentasei : “Honey Venom”, di Spectrum.

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Honey Venom è forse (senza forse) il fumetto più scombinato che ho letto da quando ho aperto L110P. E’ confuso, vittima di ripensamenti vari, dallo stile spesso amatoriale, ingenuo, derivativo, assurdo e chi più ne ha più ne metta.

La trama fa le giravolte, i disegni mutano a seconda di come soffia il vento, ci sono premesse fantasy del tutto pretestuose, e a peggiorare le cose c’è anche il fatto che HV è un fumetto “pseudo erotico“, proprio un genere che non mi è mai interessato.

E allora, direte voi, che cosa ci fa su questo sito?

Semplice: un’ottima figura, in quanto dietro a errori, semplicità e confusione a volte solo apparenti si nasconde un fumetto molto divertente, coerente con se stesso, sincero, affascinante nel suo essere artigianale nascendo dal nulla, personalissimo nel suo unire spunti presi dalle opere più diverse, chiaro e diretto, a suo modo unico e fiero di esserlo, e infine in continua evoluzione.

Perché chi l’ha detto che i bei fumetti sono solamente quelli perfetti?

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La scritta che appare cercando di aprire il sito di HV. Un pò come il “lasciate ogni speranza” che compare sulle porte dell’inferno Dantesco, non trovate?

Honey Venom narra le avventure di una giovane ragazza, strega naturale (di quelle cioè che ricevono poteri occulti direttamente dalle forze del male, senza che debbano fare alcuno sforzo o compiere studi per possederli e imparare a usarli), nera signora della notte, assassina nata sotto la benedizione di Satana. Honey è caratterizzata da un aderente costumino nero (la catsuit) completato da due caratteristiche lame e da una cintura piena di gadget batmaniani, è una persona tendenzialmente capace di uccidere senza pietà (ma con particolare predilezione per i cattivi), possiede un grosso seno (altro protagonista della storia) ed è fidanzata con un’altra donna, Elizabeth detta Lentiggini, strega più strega di lei, con la quale Honey fila d’amore e d’accordo. Le due donne sono alla ricerca (ma la trama è molto più complessa di così) di un libro antico, o di qualunque altro oggetto che potrà condurle nella lontana Lemuria, luogo paragonabile a un eden nel quale le streghe non sono odiate né cacciate. Ma la strada che porta a Lemuria (semmai quel magico posto esista davvero) è costellata di tragiche e violente avventure, durante le quali le due donne rischieranno più e più volte la vita.

E a grandi, grandissime linee, la storia di Honey Venom è questa.

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Honey è un fumetto davvero particolare, che nasce dalle idee di un “autore misterioso” il quale ha voluto buttare nel calderone delle sue pagine tutte le sue passioni, artistiche e di vita. Quel che ne è risultato è stato un progetto ibrido, sospeso tra il passato e il presente, che sulle prime è stato difficile inquadrare, Questo anche perché HV è stato iniziato, interrotto, ripreso e modificato più volte durante la sua creazione, partendo oltretutto da basi tutt’altro che solide. In ogni caso, le prime cose che saltano agli occhi riguardo a Honey Venom – e che sono direi i pilastri sui quali il fumetto si regge – sono due: da una parte, incredibilmente, Go Nagai (nelle sue vesti di autore violento e scollacciato), e dall’altra, ancora più incredibilmente, Magnus, Bunker e i fumetti erotici & neri italiani degli anni ’70.

Esperimento quanto mai azzardato, forse senza significato per i lettori più giovani, e di certo audace ma forse meno implausibile di quanto si pensi, e che comunque – nonostante un’iniziale incertezza stilistica del suo autore – risulta ben condotto e portato avanti con cognizione di causa, affetto e coerenza. Tre cose che apprezzo molto in un autore.

La prima cosa che si nota leggendo il Prologo di Honey Venom, infatti, è proprio Go Nagai: sia dal punto di vista grafico che stilistico (parlo di stile manga, e di composizione delle tavole nipponica) la sua influenza salta subito all’occhio. E nella sua primissima incarnazione Honey stessa sembra essere uscita pari pari da opere come Cutie Honey, così come le scene di atroce violenza che di tanto in tanto appaiono fanno pensare ad altri fumetti del maestro giapponese, più o meno conosciuti (uno tra tutti? Violence Jack).

Leggendo, però, si nota ben presto che non è tutto lì: l’ambientazione, sebbene poi venga messa un po’ in disparte, è smaccatamente fantasy (e infatti Spectrum, l’autore, da quel che ho capito ha fatto per anni il Master di giochi di ruolo come DnD), i temi sono europei, e fin da subito vengono inseriti dei personaggi secondari, dei concetti, dei dialoghi e un tipo di umorismo che ha poco ha che spartire con quello giapponese. E per forza: è italiano.

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“risvegliandosi…”

Capita quindi di imbattersi in scene che sembrano estratte dai vecchi fumetti dell’editore Squalo, o della Renzo Barbieri. C’è addirittura l’uso di quelle abusatissime didascalie (ma lo dico con affetto) che in quei pocket neri o hard segnavano il passaggio del tempo e contemporaneamente segnalavano con un’unica parola l’antefatto, la situazione che stava per iniziare nella nuova scena (nell’immagine qui sopra vedere un “risvegliandosi…”; ma nei fumetti più sozzi si poteva trovare anche un ben più mirato “godendo“). E come se questo non bastasse ecco personaggi di chiaro stampo Magnus/Bunker farsi avanti in simpatici duetti basati su dialoghi arguti… sebbene con a fianco ragazzini che sembrano invece usciti dalle pagine di Sanpei, il Ragazzo Pescatore.

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Per quanto disegnato in stile manga, è quasi impossibile non ricoscere in questo personaggio lo stile e i dialoghi del Conte Oliver, uno dei personaggi di Alan Ford, fumetto di Magnus & Bunker…

Anche le (poche) scene di sesso più maliziose, a volte basate su turpi violenze o su tentativi di violenza, le donne nude e legate e le efferatezze che compaiono in alcune pagine sembrano riferirsi proprio a quei fumetti, in un continuo gioco di rimbalzi con le loro controparti Nagaiane. E se i temi fantasy passano molto rapidamente in secondo piano, è proprio una comicità nera tutta italiana quella che prende piede, allo stesso modo nel quale le tavole iniziano ad assomigliare a quelle dei tascabili a fumetti che tanto successo fecero da noi negli anni ’60.

Ma come sono gestite tutte queste influenze? Beh, bene, direi.

Certo, almeno nelle prime storie il segno non aiuta di certo, in quanto molto carente per quel che riguarda TUTTO ciò che non è Honey stessa, e anche la storia si perde a volte in lunghi siparietti per poi precipitarsi in infodump che dovrebbero, più o meno abilmente, dare un senso a tutta la questione. Ma escluso questo, e consideratolo NON un difetto ma anzi qualcosa di divertente da vedere nel percorso di crescita di un autore, va detto che il fumetto procede bene, i dialoghi sono fluenti, le tavole fanno il meglio che possono, i personaggi sono rozzi nella creazione ma simpatici nell’azione.

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E così, tra demoni equini, nobili corrotti, donne abusate, torture e affettamenti, l’universo di Honey Venom piano piano inizia a prendere forma. Ed è un universo che proprio delle contaminazioni tra generi riesce a trovare il suo senso e il suo significato, pari pari con lo sviluppo delle doti di Spectrum come autore, che partito come “artigiano” del fumetto, pagina dopo pagina, vignetta dopo vignetta, esperimento dopo esperimento, riesce a crescere sia dal punto di vista grafico che da quello letterario, dimostrando che le doti ci sono, che la voglia di fare c’è, che fare quel tipo di fumetti lo diverte tantissimo, e che la passione non manca proprio.

In effetti, una delle cose più divertenti in assoluto che si hanno dalla lettura di HV – come ho vagamente detto in precedenza – è proprio il vedere come il suo autore si sia “creato da zero”, partendo con due o tre miti da imitare, un sincero desiderio di scrivere e disegnare e soprattutto tanta, tanta perseveranza (dote quanto mai necessaria per gli aspiranti autori). Il risultato quindi è un fumetto imperfetto ma che non si può non apprezzare, perché dietro ad ogni pagina spicca chiara come il sole la sincera passione di Spectrum. Anzi, vedendo le sue pagine farsi via via più raffinate, sembra quasi di assistere con l’ “avanti veloce” alla nascita e alla crescita di un fumettista, che parte piano, tentennando, insicuro, ma si fa via via più professionale e personale, fino ad approdare (al momento in cui scrivo) a risultati ancora non definitivi ma sicuramente MOLTO BUONI.

Honey ha la sua personalità, il suo carisma, è un personaggio accattivante da vedere (e non mi sto riferendo alla storia del seno), un’antieroina perfetta che pure non rinuncia all’ironia e a momenti di comicità surreale, e che risulta sempre al posto giusto sia quando è coinvolta in ammiccanti scene di sesso, sia quando è coinvolta in gag, sia quando diventa un’angelo della morte e inizia a squartare a destra e a manca.

Honey, in pratica, è cresciuta insieme al suo creatore, e basta vedere in quante maniere è stata raffigurata per rendersene subito contro.

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per la cronaca, la più recente incarnazione è questa.

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E questa invece è la prima.

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VISTO?

A questo punto, è più che necessario porre l’accento sui due elementi che più caratterizzano questo fumetto, e cioè il SESSO e la VIOLENZA.

Riguardo al primo, e premesso che io non sono mai stato interessato ai fumetti in cui appare il sesso…

(NOTA: ho sempre trovato il sesso nei fumetti, quando non gratuito e fine a se stesso, un elemento che distrae dalla storia, che anzi blocca del tutto la trama per indulgere in pose ammiccanti e stop. Non per niente, l’unico fumetto con componenti erotiche che possiedo, e che non ho trovato noioso, è quello che da il titolo a questo blog, e cioè Le 110 pillole del grande Magnus, nel quale proprio il sesso, il suo significato, le sue sfumature e le sue conseguenze sono parte integrante della trama e non un mero “abbellimento”. FINE NOTA.)

… devo dire che su Honey Venom questo elemento è visto con molta ironia, in modo malizioso ma mai troppo serio o “sconcio”, non occupa eccessivamente le scene, è mostrato nella quasi totalità delle volte come elemento positivo, e molto spesso è usato in coppia con l’amore, che – come è giusto che sia – lo nobilita e lo giustifica. Sesso dunque come ingrediente sbarazzino e stuzzicante, autoironico e vissuto con gioia, lieto e mai volgare, suggerito e mai mostrato, convincente nel suo mostrare il lato femminile della questione, divertente e mai perturbante (escluse alcune scene di violenza sessuale che comunque hanno un loro obiettivo e non sono paragonabili al resto). Spectrum dimostra di aver imparato bene la lezione dei suoi miti, di saperla reinterpretare e di viverla gioiosamente, e di saper adoperare l’elemento sesso come valido jolly che non stona, non sfigura, non disgusta (proprio perchè, al contrario di certi manga fatti con lo stampino, ossessionati e ossessionanti, non è morboso) ma si lascia guardare con il sorriso sulle labbra. E da questo punto di vista direi che di meglio non si poteva fare.

Riguardo alla violenza, invece… beh, anch’essa è stilizzata e grottesca, potente nella rappresentazione ma di nuovo non morbosa (non è, per capirci, quel tipo di violenza che gode nella rappresentazione di se stessa, e che ha lo scopo di ingolosire chi guarda facendo leva sui suoi istinti più bassi) e usata con obiettivi a volte un po’ scontati ma comunque positivi. Un po’ come in Go Nagai, si usa la violenza come mezzo di denuncia, a compierla sono quasi sempre dei fetidi e crudeli esseri degenerati, o demoni crudelissimi che rappresentano perfettamente il male, non sono paragonabili a “eroi neri”, e che alla fine vengono puniti con la stessa moneta dalla nostra eroina Honey, che ristabilisce una certo equilibrio sociale a colpi di machete. Cosa che, con le dovute differenze, è ne più e ne meno la stessa cosa che facevano Bud Spencer & Terence Hill nei loro film, nei quali prendevano a sganassoni degli improbabili e crudeli cattivoni.

Anche da questo punto di vista, dunque, Honey centra l’obiettivo. E’ forse non apprezzabile da tutti, ovvio, ma certamente non censurabile, in quanto “onesta” in ciò che rappresenta e in ciò che fa, e perdonabile se ogni tanto si concede qualcosa di troppo. In fondo, una volta chiarite le premesse, ci si potrà anche divertire, no? E non è detto che ogni fumetto debba essere per forza una Divina Commedia… ah, no, anche lì c’erano le torture…un “Promessi Sposi”, allora. Ah, ma c’era la peste coi bubboni. O un trattato di filosofia, allora.

Anzi, ricordiamocelo, che ogni tanto fa bene: si può leggere un fumetto anche solo per divertirsi, senza dover cercare per forza significati “superiori”.

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L’unica cosa che posso aggiungere a tutto questo è che nell’ultima storia Spectrum ha fatto davvero dei gran passi avanti, imparando a gestire con maggior sicurezza le sue trame, diventando sempre più solido nello stile, sempre più capace di gestire graficamente il montaggio della tavola, e in grado di rappresentare una Honey Venom sempre più personale e bella da vedere (tecnicamente parlando, ma anche visivamente, sebbene come personaggio mi è sembrata valida fin dall’inizio). Certo, ci sono ancora tante cose da rivedere, ma ormai l’autore mi pare aver preso la strada giusta, aver trovato la sua via, in parte abbandonando i suoi vecchi punti di riferimento, in parte rielaborandoli, in parte riaccogliendoli (soprattutto Nagai!) per dare loro nuova linfa. Ottima cosa, che non fa assolutamente rimpiangere il tempo speso a leggere HV, e che fa sperare più che bene per il futuro.

IN DEFINITIVA, Honey Venom è un fumetto pieno di tette, di streghe, di sesso lesbico, di violenze disumane, di splatter, di orrore e ironia, ma il tutto concepito con allegria, con levità, con sincerità, assolutamente senza morbosità e appoggiato da uno stile sempre più azzeccato. E’ un fumetto che sa molto di “opera prima”, che non pretende di essere un fiore di virtù, che parte in modo molto amatoriale e che in molte cose è ancora imperfetto, ma è un prodotto divertente da leggere, piacevole da seguire e affascinante da seguire nella sua crescita. Le ultimissime storie sono sicuramente le migliori, essendo le prime molto dozzinali nel disegno, ma sono comunque frutto di un autore che sta maturando, e che sono certo ha ancora molto da offrire ai suoi fedeli lettori.

Ecco, direi che se esiste un momento giusto nel quale approcciarsi a Honey Venom e al suo autore Spectrum, direi che è proprio questo. Se non altro potrete dire in futuro ai vostri amici “io c’ero”. “Doppio momento giusto” se siete anche autori: c’è da imparare qualcosa vedendo quanto impegno ha messo Spectrum nelle sue storie, e quanti risultati stia ottenendo proprio da tale impegno.

Un Grazie dunque a Spectrum, che mi ha intrattenuto, mi ha divertito e mi ha dimostrato la sia passione sincera, forse la lezione più importante di tutte. Inoltre, grazie proprio al suo fumetto ho potuto affrontare per la prima volta il genere degli “erotici” e “violenti” fumetti italiani, che ancora mi mancava.

A lui, e a Honey Venom, auguro un brillante futuro!


UN PREGIO: passione, passione e passione.

UN DIFETTO: prime storie molto imperfette, ma essendo il prodotto di un autore in crescita, il difetto altro non è che una necessaria tappa nel processo di maturazione, per cui può essere considerato tale solo per un certo tipo di lettori.

CHI COSA COME: Honey Venom, fumetto scritto e disegnato dal misterioso Spectrum. Potete seguire le avventure di Honey nella sua pagina Facebook (nella quale risponde di persona) o nel suo sito ufficiale (e gentiluomo), dove trovate le sue avventure senza censure e i link e/o indirizzi ai quali richiedere il PRIMO VOLUME CARTACEO con disegno e dedica personalizzata.


Se volete sapere il nome dell’artista che ha disegnato l’illustrazione che compare come immagine di apertura di questo blog, potete trovarlo – insieme a quello di TUTTI gli altri autori che hanno partecipato nel passato –  nell’apposita PAGINA dedicata agli omaggi a L110P, così come in apposite pagine potete trovare TUTTE LE RECENSIONI, e le SEGNALAZIONI di fumetti non ancora recensiti ma comunque degni di nota.


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