Le 110 tavole – episodio 4: “Emilio Salgari e il baccanale di sangue”

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Sai chi era Emilio Salgari.
Certo. E chi non lo conosce?

Eh, “chi non lo conosce”… Forse lo conosci tu, che quando eri piccolo trovavi i suoi libri da leggere e ti guardavi i film di Sandokan in televisione, con Kabir Bedi, che poi è finito a fare la caricatura dell’Indiano (dell’India) ne “Un medico in famiglia”.
Fine ingloriosa. Comunque Salgari in un certo senso è patrimonio della nostra letteratura… vogliamo dire “popolare”?…e dunque penso che un minimo lo conoscano tutti, anche oggi. Che poi un autore del passato possa diventare sconosciuto è un’eventualità molto probabile, esclusi i grandi classici. Ma questo non toglie nulla al suo valore.

E sapevi anche che il cognome si pronuncia Salgàri,  con l’accento sulla seconda “A”, e non Sàlgari come dicono tutti, te compreso?
Pensa, l’ho scoperto tardissimo anch’io. Saranno due o tre anni massimo. Non ricordo chi me lo ha detto, di certo un fumettista, forse proprio qualcuno degli autori di questo volume.

Che infatti si intitola… “Emilio Salgari e il Baccanale Rosso Sangue”.
Bel titolo, epico e oscuro, ma nello stesso tempo esagerato e avventuroso. Ci sta proprio bene con il fumetto di cui parliamo.

E cioé?
Praticamente è la terza puntata di una serie di avventure in salsa… mah, steampunk, storica, manga, avventurosa, epica, esoterica, fantasy e chi più ne ha più ne metta, ambientata nell’Italia del 1800 e che ha come protagonista proprio Emilio Salgari, nelle vesti di avventuriero, insieme a un mucchio di comprimari realmente esistiti oppure no. Per esempio, nei primi due numeri abbiamo avuto Buffalo Bill, mentre questa volta abbiamo…

Per carità, non facciamo spoiler, che poi vengono a cercarci a casa o fanno la petizione per farci uccidere nel sonno.
No, ma questo si può dire: Sherlock Holmes! Dai, ci sta. Arricchisce la curiosità. E poi non è che sia proprio l’Holmes classico-classico.

Gli autori?
Ai testi Enrico Martini, detto Nebbioso, che praticamente è sempre dappertutto, mette insieme 50 progetti alla volta e li scrive tutti, dove ti giri lo trovi, e gli devo fare proprio i complimenti per l’impegno che ci mette. Un vecchio adagio…

Sei tu, il “vecchio adagio”.
Macché io. “Vecchio adagio” praticamente vuol dire…

Lo so cosa vuol dire. Ma tu parla come mangi, no? Fatti capire da chi legge, non fare il fanfarone.
Mh. Allora: dicono…. va bene, “dicono”?… dicono che i fumetti uno li impara a farli FACENDOLI, e quindi i complimenti li devo fare due volte, una per l’impegno e due per la costanza, che porta sempre risultati.

E in questo caso?
Ci sono, ci sono. Io i “Salgari” di Nebbioso li ho letti tutti e 3, e la crescita si vede. Qui in particolare ci sono un prologo e un epilogo davvero pregevoli,  molto “teatrali”, davvero ben fatti.

Io leggo qui che il fumetto è liberamente tratto da un racconto di tali Gallo & Bonomi.
Sì, infatti. C’è una contaminazione di generi e di autori, tutti in qualche modo appassionati di Salgari, e che stanno mettendo in piedi una sorta di epopea fumettistica avventurosa, ma con radici reali.

Infatti uno dei personaggi principali è Siro Zuliani, realmente esistito. E tipo paradossale, a dir poco.
Una vita un po’ fuori dai canoni, sì, che però qui viene declinata in versione fantastica. Ora non vorrei parlare troppo della trama, ma abbiamo un assassino di belle donne, scandali politici, nobili, forze dell’ordine, un prologo misterioso (perché in effetti la storia finisce con questo numero ma avrà il suo vero epilogo nel successivo) e scontri all’ultimo sangue a colpi di spada e… di carrozze robot transformer.

Ecco, quella cosa mi ha lasciato qualche dubbio. Perché nella prima parte della storia il clima è abbastanza realistico, sembra di leggere un racconto ambientato in un’Italia alternativa,  sì, ma tutto sommato reale.  Poi di botto… ROBOT TRANSFORMER!  E poi di nuovo si torna a un certo realismo fino alla fine.
Mah, ti do ragione e nello stesso tempo no. Perché leggendo i due numeri precedenti è chiaro che questa non è la “solita” Italia ma una versione fantastica con mostri, spettri, combattenti, armi incredibili. Quindi i robot ci stanno senza problemi. Il problema, come dici tu, è che in questo caso i robot saltano fuori  dal nulla e nel nulla ritornano. Nel resto della storia la tecnologia robotica sembra non aver peso in alcuna parte della vita di tutti i giorni dei nostri protagonisti,  che per il resto continuano ad essere dei comuni “ottocenteschi”, ed è questo che crea l’effetto d’estraneità.

Nel senso che nei romanzi o fumetti cyberpunk viviamo in un mondo parallelo dove di solito TUTTA la tecnologia, TUTTA la vita è modificata da questo fatto, mentre qui, robot esclusi, niente ci farebbe sospettare che siamo in un mondo “diverso”.
Esatto. È come guardarsi “Via col Vento”, il film ambientato prima e durante la guerra tra nordisti e sudisti, e a un certo punto in una singola scena appaiono i robot di Gundam. Nessuno dei personaggi se ne stupisce troppo, i robot fanno casino, poi se ne vanno, e tutto torna come prima.

Verrebbe da pensare che la scena non facesse parte del racconto originale, e sia stata inserita in più… ma infilando un genere dentro un altro genere, un manga dentro un racconto realistico.
Chissà! Il risultato, intendiamoci, è comunque divertente, eh! E date le premesse non è un errore: chi ha letto i primi due numeri sa esattamente cosa aspettarsi. Io comunque in genere non consiglio questi mix. Meglio essere realistici fino in fondo, o non esserlo affatto, anche perché la storia si regge molto bene anche senza. Ma appunto perché è la trama di base a esser valida. E quando si ha quella si ha tutto.

Poi, saggiamente, anche se la storia continuerà, gli autori hanno deciso di farla “finire” nel primo numero, che si può leggere anche da solo. E se ci ha convinti possiamo anche approfondire e andare avanti: così si fa! Anche il mini racconto in appendice fa la stessa cosa.

Ecco, parliamo anche di quello.
La parte più positiva è sicuramente il fatto che integra quello che già sappiamo, offre un substrato narrativo in più, e lo fa con un bello stile. L’autore è Marco Triolo, per la cronaca.

Storia breve ma simpatica.
Disegnata con un po’ di personalità in più. E un segno interessante. Devo dire che a parte qualche incertezza è il migliore dell’albo. Gli altri… alti e bassi. Non male, ma si vede che ancora devono fare molta strada.

Quello che disegna più “manga” non è malaccio. Quello che ha disegnato la sequenza sotto la pioggia. Un po’ troppo stilizzato in certi punti, e mette in faccia ai personaggi dei baffi un pò posticci, a mio parere.
Non sembra, ma è molto difficile disegnare dei baffi credibili.

Comunque non male, per quel che fa. Ti direi il suo nome, ma non è indicato da nessuna parte chi disegna cosa. Potrebbe essere Davide Zuppini, ma non ne sono sicuro.  Meglio indicare sempre chi ha disegnato cosa.
Concordo..

E allora passiamo alla tavola scelta per questa rubrica.
Guarda, a dire il vero la mia prima scelta era per l’ultima. E avrei anche potuto metterla perché in fondo non spoilerava niente. Però mi faceva un certo non so che a pubblicare l’ultima pagina di un racconto. Credo che il lettore ci dovrebbe arrivare da solo, tenendola come regalo finale da parte della storia. Perché una buona storia si vede anche da come si chiude.

E quindi quale hai scelto?
Ho scelto la prima, cioè questa che vedi qui sotto.

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Tavola d’effetto.
Sì, vedi, è costruita molto bene. Vediamo delle strane figure, mentre sentiamo la voce di un personaggio lanciare delle accuse. Un teschio fatto a mosaico? Un volto ancor più strano? Già ci suggeriscono qualcosa, soprattutto il primo. E ci chiediamo: dove siamo? Cosa stiamo vedendo? Nello stesso tempo la voce dice “Vili! Miserabili!” Capiamo che ce l’ha con qualcuno… ma perché? Poi la terza vignetta chiarisce molte cose: quelle che stiamo vedendo non possono essere che statue, e la voce grida: “Assassini!” Questo già ci mette sull’attenti. E nella vignetta successiva accadono tre cose importanti.

La prima: l’inquadratura fa un salto indietro e ci mostra che siamo in un cimitero di notte, luogo e tempo inquietanti per eccellenza. La seconda: vediamo delle ombre stagliarsi sulle lapidi e sui sentieri, ma non vediamo di chi sono. E infine la terza: la voce ora tace. Zam: fatta la magia! Ora il lettore sa molte cose, e tutte inquietanti, che gli sono state servite così rapidamente che non ha avuto il tempo di elaborarle. Trascinato dunque dagli eventi incalzanti non può che voler girare pagina, per sapere cosa sta succedendo. Ottimo inizio, non c’è che dire. E senza sprecar parole! Solo 4 inquadrature, e il gioco è fatto.

Sì, ti do ragione, funziona molto bene.
Ottimo l’inizio, valido il centro, valido il finale. Direi che sicuramente questo è l’albo migliore della saga. Ah, ed è anche un flipbook… e infatti io direi di inserire in fondo anche la copertina “finale”.

Vogliamo mettere  anche un link, prima che te lo dimentichi?
Mettiamo la pagina Facebook dedicata al progetto, cioè QUESTA. E il link alla SECONDA recensione che ho fatto a questo volume, direttamente dalle pagine de Lo Spazio Bianco. La si può trovare QUI.

E allora andiamo al finale.
Il finale è che Salgari a fumetti è un bel prodotto, che cresce via via, e ha il merito di presentare un personaggio italiano in una veste tutta particolare. Scritto bene, disegnato in modo altalenante ma efficace, e che mi pare si stia perfezionando via via. Prodotto antico e moderno nello stesso tempo, pieno di influenze di ogni tipo. Insomma: valido.

E tra poco uscirà il quarto.
Credo alla prossima Lucca.

Va bene, allora i miei complimenti a tutti, e andiamo ai saluti finali, che io devo andare a vedere la partita.
La tua passione per il fumetto mi commuove sempre. La seconda copertina l’hai messa?

È questa:

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