Pillola ventuno: “Lokzine 5: ID” di AA.VV.

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Pochi giorni fa mi sono lasciato coinvolgere in una discussione riguardo i meriti (o la loro assoluta mancanza) del famoso – ma per alcuni famigerato – fumettista Sio.
Tra le tante critiche rivolte sia a lui che al suo pubblico, e più in generale alla totalità del fumetto italiano, ce n’è stata una che mi ha particolarmente colpito, e cioè l’affermazione che i fumetti creati da autori giovani, specialmente se pubblicati da piccoli editori o autoprodotti, siano banali, scontati, prodotti da nullafacenti privi di talento e assolutamente non in grado di competere con i ben più blasonati autori americani.

L’affermazione può anche essere vera, in quanto giovani autori spesso danno vita a “giovani” fumetti tutt’altro che professionali, ma a me sembra che dietro tali e tante critiche spesso si nasconda solamente del pregiudizio da parte dei lettori più “vecchi”. In effetti, anche io ne sono stato vitima fino a poco tempo fa: come tanti fanno, in parte perché “scottato” da esperienze precedenti e in parte per pigrizia, tenevo in scarsa considerazione storie create da fumettisti giovani e italiani.

Fortunatamente però le numerose critiche non hanno certo dissuaso tali autori dal continuare a fare bei fumetti, così come non hanno scoraggiato il numero sempre crescente dei loro lettori dal continuare a seguirli. E da qualche tempo in mezzo a quei lettori soddisfatti ci sono anch’io.

Ho trovato stupidi nullafacenti tra di loro? Assolutamente no, anzi l’opposto. E riguardo alla presunta banalità e scarsità di contenuti? Beh, basta semplicemente dimostrare che la realtà è molto diversa.

Ed è a questo punto che entra in gioco LÖK ZINE.

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LÖK ZINE è un’etichetta indipendente che pubblica libri e riviste, organizza eventi e mostre e
contemporaneamente celebra il meglio dell’ illustrazione e del fumetto contemporaneo. Ma LÖK ZINE è anche il titolo di un Magazine, una rivista completamente dedicata al fumetto e all’illustrazione, ideata, curata e realizzata da un piccolo gruppo di autori italiani (più collaboratori vari e alcuni ospiti stranieri) dalle idee chiare e dal talento molto particolare, i quali hanno tentato la strada molto difficoltosa – e spesso ingrata – dell’autoproduzione.

Finora, a quanto pare, il gioco è valso la candela: LÖK ZINE è giunto al quinto numero (più varie iniziative collaterali); il quale, oltre a essere un piccolo ma significativo traguardo, rappresenta anche un nuovo passo avanti per la rivista, che ha deciso di rinnovarsi nel tentativo di assumere una forma sempre più coerente e solida, nel rispetto dei propri obiettivi e col desiderio di aggiungerne di nuovi.

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Ancora prima di iniziare la lettura è facile capire che la rivista si pone traguardi ambiziosi. Leggendo le storie che vi sono contenute non troviamo traccia di pistole, misteri, avventure cosmiche o scontri galattici, ma racconti piccoli nell’ampiezza come nei contenuti, minimali possiamo dire, che invece di chiedersi se sia più forte Hulk o la Cosa cercano di indagare dentro e intorno a noi.

Il numero 5 di LÖK ZINE (+allegato) è difatti dedicato al concetto di identità, argomento quantomai spinoso e di difficile interpretazione. E tale scelta è stata fatta per tre motivi ugualmente validi: parlare dell’uomo e della società, dare un’unità ai contenuti, come abbiamo già accennato sopra, e infine compiere una riflessione sulla rivista stessa e sui motivi che l’hanno spinta a diventare quello che è ora.

Qualcuno ha detto che i fumetti italiani sono banali e stupidi?

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Identità, dunque: e tutto in questo numero 5 gira intorno a questa parola. A cominciare dalla bella copertina a opera di Philip Giordano, nella quale sembra quasi di vedere tutti i personaggi di LÖK ZINE che si offrono totalmente allo sguardo del lettore concedendogli di disvelarli, ma che allo stesso tempo sembrano scrutarlo, concentrati e seri, forse nel tentativo di decifrarlo a loro volta. E in effetti non è questo ciò che fanno le buone storie? Raccontare se stesse ma nello stesso tempo svelando quelle parti di noi che esse hanno evocato facendole emergere alla nostra coscienza?

Aprendo la rivista, poi, lo stesso tema ci viene riproposto con altrettanta acutezza, attraverso un’indagine che si occupa di tanti tra gli infiniti possibili significati della parola.
Ci sono le ottime illustrazioni di Alessandro Ripane e Margherita Moroni (inquietantissima quella nella quale la musica emessa da un grammofono spazza via l’identità degli ascoltatori. Musica non come salvezza ma come grande inganno, se ho ben interpretato).
E poi le storie.
Alcune parlano della differenza tra chi siamo e chi decidiamo di essere (Valentine Gallardo). Altre approfondiscono con un piacevolissimo segno quasi underground la questione quanto mai attuale della nostra “identità virtuale”, delle parti di noi che seminiamo in rete senza neppure esserne consci, e che possono essere per noi miglior amico o peggior nemico (Matteo Farinella). Altre ancora ci parlano di identità sessuale e di come anch’essa necessiti di segni e comportamenti convenzionali, stereotipati quasi, per essere compresa, dando vita a una sorta di “razionalizzazione dell’irrazionale” (Laura Kenins).
Abbiamo poi un racconto “ellenistico” di Jacopo Oliveri che ci parla di ermafroditismo attraverso l’uso di un segno grafico piacevolissimo, in bilico tra un astrattismo quasi assoluto (che scompone il mondo fisico nelle sue basi fatte di cerchi triangoli quadrati) e un linguaggio a 8bit tipico dei vecchi Computer, e che ribalta la tavola, così come l’identità e il senso della storia, a seconda dei vari punti di vista – opposti eppure concorrenti a un unico fine.
E ancora: Felix Bork ci parla di identità vere e identità percepite, tra ironia, pregiudizi e stereotipi (come accade al fumetto italiano, oserei dire…solo senza ironia); abbiamo identità in lotta e in dissidio eterno (e dove non è scontato che la migliore prevalga sulla peggiore…o che la peggiore sia disposta a farsi sottomettere… come ci dice Elisa Caroli), differenza tra essere e apparire negli occhi degli altri (spesso ciechi e diffidenti, il tutto narrato con stile molto accattivante da Aaron Whitaker), per finire con le identità sognate, fossero anche solo quelle immaginate – ma “magicamente” rese reali e importanti, da trattenere per sempre, o delle quali liberarsi come fossero fogli ormai pieni – da un bambino (bella opera di Lorenzo Mo).
E l’identità è anche il tema del minicomic allegato opera di Salvatore Giommarresi, tutto a colori, bellissimo nella resa grafica, apparentemente allegro e scanzonato, che racconta le (particolari) avventure di un particolarissimo Uomo Nocciolina alle prese con “terribili” segreti di famiglia (altra struttura sociale che ci dà forma).

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C’è spazio per tutti, dunque, in questo numero 5. Per gli autori, per i loro ricordi, i loro sogni, le loro domande, le loro impressioni e ossessioni. Ma anche per noi lettori, che non fatichiamo a trovare un posto tra le sue pagine.

Merito sicuramente della scelta intelligente di preferire un unico tema per la rivista. Accade fin troppo spesso infatti che le antologie rappresentino solamente una sorta di minestrone artistico nel quale ciascuno infila il proprio ingrediente senza curarsi della ricetta (che però, in effetti, non c’è), e dove autori più disparati vengono presentati senza soluzione di continuità.
Questo, a mio parere, rende più difficile al lettore anche il semplice orientarsi, per non parlare del giudicare. È come se nello stesso libro io mettessi un racconto di fantascienza scritto da Valerio Evangelisti, un brano di amore adolescenziale scritto da Federico Moccia, un racconto di mezzadri creato dal Verga e una storia di vampiri innamorati frutto della giovane autrice Giacomina Castracani. Cosa ne capirebbe il lettore? E come dovrebbe giudicare l’antologia? Lasciando da parte il tema, essa è bella perché c’è anche il Verga o brutta perché c’è la Castracani (o viceversa)?

LÖK ZINE fortunatamente sfugge a questa tentazione, e imponendo – non so quanto “duramente” – il suo controllo agli autori ha il pregio di far percepire davvero il cambiamento – attenzione però: a parità di qualità rispetto ai numeri precedenti, altrettanto validi e ambiziosi.

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Leggendo LÖK ZINE tutto si può dire tranne che si stia sfogliando un fumetto semplice o semplicistico, e ancor meno si può dedurne che il panorama dei comics italiani sia composto unicamente di prodotti dozzinali o improntati al semplice intrattenimento.
Il gruppo di autori coinvolti si pone obiettivi “alti”, e cerca di raggiungerli con stili grafici e narrativi ricercati, che hanno poco o nulla a che spartire con il mercato mainstream. Leggendo le loro storie e osservando le loro illustrazioni dobbiamo compiere un atto di fiducia, in un certo senso rassegnarci ad affrontare racconti non lineari o dai contorni incerti, che a volte non gratificano chi legge, non rispondono alle sue richieste di unità e linearità di racconto, mancano spesso di un finale preciso o coerente, e infine non offrono quasi mai precise spiegazioni. Leggerle, insomma, vuol dire prepararsi a non avere alcun controllo su di esse, ma accettarle per come sono, soffermandosi a osservarne le sfumature.

Per alcuni questo sarà sicuramente un difetto – e in effetti non posso consigliare a cuor leggero la lettura di LÖK ZINE al classico fan de l’Uomo Ragno, di Dragonball o di Tex (detto ovviamente in senso buono). Io stesso sono il primo che si appassiona a un’avventura piena di spettacolo e colpi di scena. Ma in effetti storie brevi e prive di appigli come quelle contenute in LÖK ZINE, prive di finale, prive di percorsi definiti o di spiegazioni convincenti, dalla parvenza di sogni o incubi, simili a un lampo che illumina per un istante uno scorcio sconosciuto… beh, non sono forse quelle che più si avvicinano alla vita vera?

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Ben vengano dunque antologie come questa.
Ci ricordano la vita, illuminano parti di noi che a volte avevamo dimenticato, rimettono in dubbio le nostre certezze, ci offrono originalità freschezza e sorprese, e infine ci ricordano che l’arte in generale – e il fumetto italiano in particolare – hanno ancora molto da dire, è continuano incessantemente a farlo anche se noi, a volte, non ce ne accorgiamo neppure.

Complimenti dunque a tutti gli autori coinvolti nel progetto LÖK ZINE. Non li nomino uno ad uno, ma se a voi intressano potete trovarli sul sito della rivista, o tra le pagine dell’antologia.
Mi limito, qui, a citare alcuni “padri fondatori”, Editor/Artisti che si occupano della rivista, tra i quali:
Salvatore Giommaresi, che trovate QUI
Elisa Caroli, che trovate QUI
Jacopo Olivieri, che trovate QUI
Lucia Manfredi, che trovate QUI

Potete trovare la rivista e i suoi autori in giro per le fiere di fumetti o libri, soprattutto quelle legate alle autoproduzioni. Recentemente, ad esempio, erano presenti al Fruit, manifestazione di Bologna. Altrimenti, per ogni dubbio, curiosità o interesse potete trovare ogni informazione, andate alla pagina ufficiale di LÖK ZINE, che trovate  QUI

Nella stessa pagina potete trovare in vendita i vari prodotti della casa editrice, ma anche un’antologia gratuita che racchiude il meglio dei primi numeri di LÖK ZINE. Dategli una chance.

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UN PREGIO: il più grosso è sicuramente l’unità di temi.
UN DIFETTO: come tutte le antologie artistiche può risultare ostica al “grande pubblico”; ma non so dire se questo sia un difetto di chi l’ha creata o piuttosto di chi dovrebbe leggerla.
CHI COME COSA: LÖK ZINE N.5, 56 pagine in b/n, Spillato, con poster/allegato a fumetti (Peanut Man), testo in italiano e inglese, a 5 euro.


Se volete sapere il nome dell’artista che ha disegnato l’illustrazione che compare come immagine di apertura di questo blog, potete trovarlo – insieme a quello di TUTTI gli altri autori che hanno partecipato nel passato –  nell’apposita PAGINA dedicata agli omaggi a L110P, così come in apposite pagine potete trovare TUTTE LE RECENSIONI, e le SEGNALAZIONI di fumetti non ancora recensiti ma comunque degni di nota.

 

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