Pillola 70: “Amazzoni”, di 37 AA.VV.

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Credits
Alessandro Cremonesi (t) Gaetano Matruglio, Marianna Pescosta e Giorgio Gualandris (d);
Flaviano Armentaro (t), Laura Farina (d);
Valentina Marucci (t), Ignazio Piacenti (d);
Marco Scali (t), Laura Battani (d);
Paolo Maini (t), Greta Xella (d);
Marco Febbrari (t), Gabriela Hamilton (d);
Antonio Solinas (t), Lorenzo Palloni (d);
Leonardo Valenti (t), Francesco Iaquinta (d);
Lucio Perrimezzi (t), Simone Pace ai (d)
Diego Cajelli (t), Cecilia Lo Valvo ai (d);
Gigi Simenoni (t), Lazzaro Losurdo (d);
PIN-UP:  Emanuele Tenderini – Benjamin Marra – Cristina Mormile – Mattia Surroz – Marica Inoue – Andrea Mozzato – Salvatore Pascarella – Alessandro Scacchia – Tina Valentino – Leonardo Colapietro, Riccardo Pieruccini – Alessandro Micelli – Gerardo Zaffino – Pasquale Qualano – Gloria Martinelli – Andrea Mozzato – Michele Duch – Laura Chiara Colombo – Sudario Brando – Valentina Pinto – Luisa Russo – Andrea Gadaldi – Francesco Gerbino – Letizia Iannaccone – Stefano Landini – Margherita Tramutoli – Luca Cicchitti – Cristina Portolano – Luca Pozza – Mauro Padovani – Claudio Capellini – Hernàn Chavar – Zaex Starzax – Francesco Iaquinta.

Grafica del titolo Riccardo Sabatini e impaginazione Passenger Press Service a cura di Christian G. Marra.

E stop. 

La prima cosa che va segnalata della Passenger Press è sicuramente il suo coraggio. Non è da tutti infatti puntare sui fumetti – e sui fumetti di qualità – in queste epoche “particolari”; e non è neppure da tutti dar vita a progetti complessi, dalle lunga e impervia creazione, che coinvolgono tantissimi autori, e che puntano a un obiettivo in bilico tra l’autoriale e il “popolare”.
Ma pensandoci bene cosa vuol dire “coraggio“? Non dovrebbe essere desiderio di tutti quello di dar vita a prodotti belli, originali, coraggiosi, interessanti, curati e belli? Mah, forse il mondo è più strano di quel che pensiamo. O forse, semplicemente, la Passenger non fa quello che ci si aspetterebbe da lei, non mira ad accontentare il pubblico ma prima di tutto se stessa, e poi i suoi autori.

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Comunque, io non sono nuovo ai prodotti della PP: su queste stesse pagine ho recensito URLO di Luca Conca e Apocalypse Tarot, che in un certo senso è un “fratello” di questo Amazzoni in quanto ne condivide molte caratteristiche quali il formato ridotto (da tascabile), il prezzo contenuto, le iniziative editoriali parallele che accompagnano l’albo principale, e infine il gran numero di autori che hanno lavorato alla sua realizzazione.

Amazzoni è un volume di 300 pagine, 256 di fumetto più 30 di illustrazioni e pin-up, che racconta un’unica storia (seppure divisa in undici capitoli più una cornice che raccontano storie nelle storie). Come si evince dal titolo, è facile capire a cosa ci stiamo riferendo; ma chi si aspettasse le classiche guerriere dei film americani – belle bionde dai corpi sinuosi e le curve al posto giusto, magari in odor di lesbismo tanto per rendere più puriginosa la loro storia – rimarrebbe deluso: le Amazzoni targate Passenger Press sono una sorta di sacca evolutiva parallela alla nostra, un gruppo etnico avulso dal nostro, che vive in una valle sperduta e popolata da mostri, che sopravvive con le unghie e con i denti, che ha creato una società nella quale la lotta, il sangue e la morte sono elementi essenziali, e infine che ha compiuto una sorta di simbiosi con il metallo, elemento che si fonde letteralmente con i corpi delle guerriere dando vita a creature quasi chimeriche, non certo belle biondone, ma donne forti e risolute, dai corpi solcati da cicatrici e ferite e mutilazioni e dai valori classici quali amicizia, fedeltà, onore, sacrificio.

E qui avrei già detto troppo; ma in effetti sono proprio le Amazzoni – personaggi che è fin troppo facile rendere noiosi e “vecchi” – il punto più interessante di questo volume. Vuoi per la loro estraneità dai classici miti scontati e banali del nostro immaginario comune, vuoi per la particolarità della loro società e del loro mondo, vuoi infine per le caratteristiche guerresche che guidano le loro azioni. Il tutto narrato – come già detto – in 11 capitoli che narrano le gesta di 11 diverse donne guerriere, e nello stesso tempo si coordinano per raccontare una storia completa e importante racchiusa  a sua volta in una cornice ambientata in un altro luogo, nella cosiddetta società civile della quale le Amazzoni ignorano l’esistenza.

Il tutto scritto e disegnato da una quarantina di autori tra scrittori e disegnatori, tra i quali – se guardate bene – fanno capolino firme importanti. Ognuno di essi ha dato vita a un singolo capitolo, e tutto il resto è stato armonizzato grazie a Dio sa quanto controllo editoriale efficace, impresa da far tremare i polsi, e che già di per sé è sinonimo di qualità.

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Il risultato, comunque, così come nei volumi precedenti, è perfettamente riuscito. A uno stile consono e lineare si sono uniti disegni graffianti e potenti, adattissimi a raccontare una storia fatta di emozioni forti, violenza e fisicità estrema. La scelta degli autori – che credo accurata – è stata fatta in modo oculato, per far sì che in fondo a tutto fossero sempre la storia, le atmosfere, il tono a prevalere. Non abbiamo, dunque, un volume antologico nel senso peggiore del termine, cioè un accozzaglia di artisti male assortiti che si annullano a vicenda cambiando totalmente registro narrativo, o che sotterrano la trama sotto le loro “acrobazie” grafiche e narrative (eppure mi è capitato di vedere antologie simili, anche messe insieme da autori quotati!). No no: qui della storia e delle sue necessità nessuno se n’è dimenticato, e le (vaghe) diversità di stili sono servite solo a ricordare meglio a lettore in quale direzione si stava spostando il racconto.
Ottima cosa, dunque, che è una SECONDA garanzia di qualità.

Esiste una TERZA garanzia? Ovviamente sì, ed è la storia. l’ho già riassunta abbastanza, quindi non vorrei tornarci sopra; eppure devo dire che l’approccio al tema classico mi è piaciuto, l’ho trovato adattissimo, classico eppure moderno, interessante pur partendo da un argomento che tutti noi crediamo di conoscere bene, e valido sia nelle premesse che negli sviluppi. E a costo di dire troppo sul finale vorrei aggiungere che le considerazioni finali della protagonista (una giornalista partita per un viaggio alla scoperta della leggenda delle donne guerriere) le ho trovate sensate e condivisibili, sebbene fondate su esperienze avute in un mondo violento e apparentemente votato all’autodistruzione. Ecco: qui ci sarebbe molto da discutere, ma ahimé devo passare oltre, non vorrei spoilerare troppo. Il volume non se lo meriterebbe.

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Che altro dire, allora? Che in fin dei conti le quasi trecento pagine mi sono sembrate assai poche, visto che molti miei quesiti sono rimasti – non so quanto volutamente – senza risposta. Il rapporto delle Amazzoni con il loro metallo “senziente”, per esempio. O l’esatta composizione del loro popolo, del luogo in cui vivono, le origini e l’evoluzione della stirpe (ma immagino che comprando anche l’albo Storie della Progenitrice avrei avuto alcune risposte), la motivazione dietro certe loro scelte, etc etc. Un peccato, in un certo senso, perché dietro questo albo si intravede vivissimo il tentativo di creare un mondo quanto più possibile originale e completo… spiace quindi scoprire che non tutto ciò che lo compone sia stato svelato. Ma ovviamente credo non fosse stato possibile scrivere una storia e nello stesso tempo descrivere TUTTO un universo parallelo.

Altra cosa bella: il fatto che, nonostante la raffinatezza e la complessità dell’albo, l’argomento scelto non sia stato “aulico”, da GN impegnata, bensì uno DI GENERE, in bilico tra fantasy/fantastico e fantascienza. Anche questa è una cosa che ho apprezzato molto: da qualche parte, credo, esiste qualcuno (autore, editore ma anche lettore!) che pensa che quando si crea una storia “raffinata” sia necessario trattare argomenti altrettanto “raffinati”, e che perseguire la qualità significhi necessariamente parlare dei massimi sistemi. Robe tipo il precariato, la generazione dei trentenni disillusi, gli amori ai tempi dei nerd e dei social media, la disillusione politica, e via dicendo. Invece, guarda un pò- e Amazzoni e Passenger Press ce lo insegnano – è possibile essere raffinati ed eleganti anche raccontando storie di donne combattenti disperse in una landa piena di mostri giganti e popoli cannibali. E’ possibile fare Arte senza dimenticare l’intrattenimento, la fantasia e il Sense of Wonder.

Ecco: se c’è una lezione che questo albo insegna- più che il coraggio di osare o l’antologizzazione ben riuscita- credo sia proprio questa: qualità e “genere” non sono necessariamente antitetici, ma possono convivere e amalgamarsi. 

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In definitiva, Amazzoni è un albo corposo e personale, ricco di pagine e a un prezzo contenutissimo, che sfrutta a suo favore tutti i pregi e i difetti di un tipo di pubblicazione come la sua, riuscendo a volgere al meglio anche una situazione potenzialmente autodistruttiva come la presenza di 4o autori da coordinare e da far esprimere al meglio.
La storia, ricca e originale, avrebbe meritato molte più pagine – esagerando potrei dire che anche una serie regolare o miniserie non avrebbe sfigurato, visto che di carne al fuoco ne vedo davvero molta -; comunque si fa leggere con facilità, ha un suo sviluppo coerente e un finale interessante.

L’unica cosa faticosa? Riuscire a interpretare la lunga lista di autori, per capire chi avesse disegnato e scritto cosa. Forse avrebbe giovato, se non inserire gli autori all’inizio delle loro storie (ma questo, lo riconosco, avrebbe un po’ rovinato le atmosfere), almeno indicare i numeri di pagina. Nelle prime letture mi è capitato di andare spesso avanti e indietro cercando di capire chi avesse disegnato quella particolare tavola e quella particolare pin-up, ma devo ammettere che a un certo punto ho rinunciato (purtroppo anche io ho il tempo che ho, cioè poco, e dunque apprezzo molto le cose comprensibili con immediatezza).

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Cos’altro posso dire di Amazzoni per concludere questo articolo? Consigliarvi di leggerlo, di farvi conquistare dalla sua grande presenza scenica, di dare una chance ai tanti autori (tutti bravi!) che hanno partecipato alla sua creazione, e all’editore stesso, che sta portando avanti da anni un percorso artistico serio, fecondo e interessante.
Di più non dirò, perché sembrerebbe che stessi chiedendo la carità, e la Passenger Press – realtà di tutto rispetto e in continuo fermento innovativo – non è certo di post pietosi o di appelli che ha bisogno. I suoi lavori parlano da soli, e solo quelli devono convincervi a dar loro la fiducia che si sono ampiamente meritata.

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ABBIAMO PARLATO DI: “AMAZZONI“, scritto e disegnato da 37 autori e pubblicato da Passenger Press in un volume di 300 pagine in b/n, brossurato, 12×17 cm, euro 9,90 (13,90 con l’albo spillato), acquistabile nello shop on-line dell’editore, cioè QUI.
Tra l’altro, proprio in questo periodo la Passenger sta attraversando un periodo di rinnovamento e crescita che consiglio a tutti di seguire, informandosi su offerte e novità.


Potete trovare gli autori di tutte le illustrazioni che compaiono sulla testata di questo blog nell’apposita PAGINA, così come TUTTE LE RECENSIONI e le SEGNALAZIONI di fumetti pubblicate fino a oggi.

NOVITA’: ora potete trovare altre mie recensioni all’interno di Webcomics.it

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4 comments

  1. Ti ringrazio a nome della Passenger Press per la splendida analisi di Amazzoni e per esser riuscito a esprimere lo spirito di questa (ancora) piccola etichetta indipendente come nessun altro.
    Ti faccio anche i complimenti per le pillole di fumetto! Idea Geniale.

    Gloria Vitari

    Mi piace

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